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martedì 26 maggio 2009

La scienza dei Simpson

Homer Simpson è «il più grande americano di tutti i tempi» e sua moglie Marge «la mamma ideale». La piccola Lisa è destinata a diventare la prima presidentessa degli Stati Uniti e suo fratello... be’, Bart Simpson è Bart Simpson. D’accordo, ma che c’entra con la scienza la famiglia televisiva più amata degli ultimi vent’anni?
Gran parte degli autori di I Simpson ha una formazione scientifica, ragion per cui gli episodi sono costellati, addirittura intrisi, di riferimenti ai traguardi della ricerca e all’attualità tecnico-scientifica: nucleare, emergenza rifiuti, psicofarmaci per bambini, Viagra, OGM, missioni spaziali. C’è persino il dibattito tra evoluzionisti e creazionisti. Se non bastasse, spesso (ed è proprio il caso di dirlo: volentieri) scienziati famosi si sono prestati a feroci caricature animate. Come e perché lo scoprirete in questo appassionato omaggio al più longevo dei cartoni animati, dove si tenta di riflettere su quanto c’è di realistico a Springfield e su quanto c’è di “giallo” nel mondo in cui viviamo. Leggere questo libro, così come guardare I Simpson, non vi servirà a migliorare le prestazioni in matematica e fisica; tuttavia, proprio come l’assunzione regolare della serie, avrà effetti collaterali ugualmente interessanti: terrà desta la vostra dote di scetticismo e approccio critico, per continuare a esercitare il pensiero indipendente.


Questa la presentazione del libro La scienza dei Simpson di Marco Malaspina, uscito nel 2007 per la casa editrice Sironi. In esso vengono analizzati e commentati i numerosi riferimenti, più o meno espliciti, alla scienza, presenti nella serie animata. La scienza presa in esame non è però quella astratta e lontana dalla realtà, ma la scienza presente nella vita di tutti i giorni. Nel caso di Springfield tocca quindi temi come il nucleare (la centrale è infatti il centro economico e sociale della cittadina), l'ambiente e l'inquinamento, la salute (in particolare i costi troppo elevati degli ospedali americani), il cibo (basti pensare alla dieta di Homer), l'astronomia e infine anche il dibattito fra creazionismo ed evoluzionismo, da ricollegare anche all'opposizione tra tradizione e scienza.

Nell'episodio il Mensa di Springfield, di cui Lisa è entrata a far parte, riesce a prendere il potere politico, cercando di formare un governo basato sulla ragione: come dice infatti uno dei personaggi "Perchè qui i più intelligenti non hanno potere e più stupidi gestiscono tutto?". Alla fine tuttavia, il governo degenera a cause delle divisioni all'interno del gruppo: Stephen Hawking (guest star dell'episodio) afferma infatti: "Pare che ognuno abbia una visione diversa di un mondo perfetto". Questa è quindi la giustificazione apportata per la degenerazione di un progetto tanto nobile, che a me ha ricordato molto la "repubblica dei filosofi" di Platone. Voi che ne pensate?


Maria Elena Antinori


venerdì 22 maggio 2009

I Simpson maestri di vita? - un articolo di Enrico Paduano

Tratto da un articolo multimediale di corriereweb.net:

I Simpson maestri di vita?

“Oh, Marge, i cartoni animati non hanno significati profondi. Sono solo stupidi disegni che ti fanno ridere facilmente”. Homer Simpson, Il signor Lisa va a Washington. “Il riso castiga certi difetti pressappoco come la malattia castiga certi eccessi”. Henri Bergson, Il riso. Saggio sul significato del comico. Facce giallissime, pettinature improbabili, brutti, maleducati, nevrotici, incarnano tutti i vizi e i difetti più comuni. Questi cartoni, emblema televisivo del “politicamente scorretto”, offrono una visione del mondo alterata, grottesca, psichedelica, ispirata alla “way of life” americana. Il microcosmo in cui è ambientata la serie rispecchia totalmente il modus vivendi della middle class. Eppure il settimanale Time li ha inseriti tra i cento personaggi del secolo, accanto a Pablo Picasso, Frank Sinatra e James Joyce. Newsweek ha parlato di loro come “ a prodigy of pop culture”. Nei vari episodi hanno fatto da comparsa, come guest-star, anche molti personaggi famosi: da Barry White ai Beatles, da Bush padre a David Duchovny e Gillian Anderson ( gli agenti Mulder e Scully di X-files). Da quando sono apparsi in Italia (1991, sulle reti Mediaset, sigh!), ogni giorno quasi tre milioni di spettatori si siedono davanti al video per seguire le loro avventure. Sono diventati uno strumento di dialogo capace di attirare l’attenzione di giovani e adulti che hanno ancora voglia di guardare il mondo con curiosità. Un modo molto divertente e raffinato per affrontare i grandi temi della vita Homer è l’uomo americano medio, goffo e ignorante, che passa il suo tempo davanti la tv in canottiera e mutande. Così medio da vivere con una sorta di eroticità il suo stato: il ventre deformato dal più allegro dei consumismi, la testa sensibile a ogni programma spazzatura. E’ talmente ingordo da mangiare persino quando è sveglio solo a metà. Ad esempio nell’episodio L’orsetto del cuore dove, mezzo addormentato, va in cucina, apre la porta del frigo, e commenta “Mmm…sessantaquattro fette di formaggio americano” e se le mangia tutte nello spazio di una notte. E in Amara casa mia dichiara:” Quando imparerò? Le risposte ai problemi della vita non si trovano sul fondo di una bottiglia. Si trovano in televisione!!”. Marge appare come una casalinga rassegnata, con una testa sormontata da un’ assurda cotonatura azzurra. Eppure è ancora in grado di sognare; probabilmente l’unico personaggio “morale” dell’intera serie. Capace, nonostante la sua fede incontestabile, di contraddire gli standard etici delle autorità religiose. Come in Grattachecca e Fighetto e Marge, dove, dopo aver protestato contro l’iper-violento cartone, si trova costretta a difendere il David di Michelangelo dal movimento che lei stessa aveva contribuito a creare. Il primogenito Bart (anagramma di brat, ovvero monello) è un ragazzino egoista e pestifero, degno erede di suo padre, felice quando può dare il peggio di sé. Gli autori hanno fatto di lui il simbolo del nichilismo e della decadenza morale che pervade la nostra era.Lisa, intelligentissima e disillusa, mente della famiglia, è il personaggio più problematico; il suo hobby è suonare il sax. In qualche modo rappresenta la relazione di amore e odio che la società americana ha nei confronti degli intellettuali.Maggie, la figlioletta più piccola, ha sempre solo pochi mesi e si esprime succhiando incessantemente il ciucciotto. Non parla mai, ma ciò non gli impedisce di comprendere ed esprimersi. Da ricordare l’episodio Chi ha ucciso il signor Burns, dove la piccola sparò all’uomo più odiato della città perché aveva oscurato il sole, mentre questo cercava di rubarle il lecca lecca. Accanto a questi personaggi si muove un microcosmo composto da un vicino di casa buonista, dall’impassibile direttore della scuola, dal bidello burbero (scozzese in America, sardo in Italia), da un clown ebreo-antisemita, dal pastore della congregazione, il reverendo Lovejoy, autore di prediche noiose che fanno addormentare i fedeli e molti altri. Il loro habitat è Springfield, città senza stato, di cui è disegnata con molta cura la geografia urbana, con un quartiere ricco, uno medio borghese, e uno povero. La loro genialità sta nel continuo rimando ad altri universi apparentemente più colti, come le molteplici citazioni dal cinema, dalla musica, dalla letteratura, dalla politica. Il compito principale di queste allusioni è forgiare la comunità, rafforzare il rapporto tra l’autore e il pubblico. Un modo per far partecipare i telespettatori al processo creativo. Gli autori le modellano in modo tale da aumentare il divertimento dei telespettatori se vengono colte, ma non lo diminuiscano se non lo sono. E’ questa la vera chiave del loro successo: fanno ridere il giovane come l’anziano, il raffinato come l’ingenuo, l’istruito come l’ignorante. E’ come se Springfield fosse davvero il centro dell’universo, l’ombelico del mondo mediatico, il luogo dove tutto viene contaminato, dove l’universo è ridotto ad un cartone animato.Difficile poi trovare una serie che abbia un così elevato grado di autocoscienza. Ogni puntata è una riflessione non solo sulla tv ma sul proprio modo di fare tv: giornalisti votati allo scoop, programmi di intrattenimento con argomentazioni frivole e stupide, un bombardamento di violenza nel programma più seguito dai bambini. E la pubblicità, che riesce a convincere i più deboli (Homer) dell’utilità di oggetti completamente inutili. La televisione in casa Simpson è sempre accesa e condiziona i dialoghi in ogni momento.Continui sono anche i riferimenti al sacro. Spesso si rivolgono direttamente a Dio, parlano di lui in modo non superficiale, ma anzi permettendo di sviluppare riflessioni sul senso dell’esistenza, dei legami familiari, dell’amicizia, sul ruolo e le modalità del confronto tra fedi che appaiono tra i personaggi che affiancano i protagonisti. Il microcosmo di Springfield è interessato da un pluralismo religioso che provoca discussioni e interrogativi. Le creature di Matt Groening, così irriverenti, anticonvenzionali e antiretoriche, finiscono per essere lo specchio della mediocrità che si cela in ognuno di noi. Guardandole e sorridendo dei loro difetti, ci illudiamo di prendere le distanze dalla nostra esistenza quotidiana. Ecco perché ci piacciono tanto. Attraverso l’ironia e la provocazione, riescono a far efficacemente risaltare i paradossi del mondo capitalistico. Questa burbera e grottesca cittadina non è altro che la rappresentazione di ogni società occidentale. Molti filosofi e letterati hanno visto nei Simpson una cartina di tornasole del nostro quotidiano, con le sue ansie e i suoi interrogativi, le spinte all’indifferenza e la nostalgia di un passato migliore che non tornerà più. Come scrive il filosofo americano A.Cantor, sono una difesa “ dell’uomo comune contro gli intellettuali, (…) in un modo che sia l’uomo comune sia gli intellettuali possono capire e godere”. D’altra parte si può individuare un unico messaggio sottostante l’intera serie. Questo messaggio è quello dell’unità familiare, così potente da sconfiggere tutti i mali e tutte le paure, che permette loro di affrontare il mondo non come singoli individui alla deriva ma come persone che hanno una “base” dove tornare.Decine di libri, infinite ricerche, convergono su un punto: i Simpson sono meridionali…

Di fondamentale importanza per la stesura di questo lavoro è stata la raccolta di saggi a cura di W. Irwin, M. Conard, A. Skoble, I Simpson e la filosofia.

Enrico Paduano

Il collegamento diretto a questo artcolo è:

http://www.corriereweb.net/archivio/cultura-e-stili-di-vita/185-i-simpson-maestri-di-vita.html

Filmato sulla filosofia dei Simpson

Ho trovato su youtube un filmato interessante riguardante la filosofia dei Simpson fatto da una ragazzo di Milano per la tesina degli esami di maturità, per guardarlo cliccate qui